Aspettando la presentazione del volume “Simone Micheli from the future to the past”

Non sono troppo emozionato pensando a 20 anni di completa dedizione, sento invece questo incontro come un’occasione per comunicare qualcosa in cui credo ed esporre i risultati a cui sono giunto. Sarà il famoso “punto della situazione”, confrontandomi con me stesso, dal futuro, che ora è presente, al mio passato per lanciarmi, ancora più profondamente, verso quel vuoto colmo di infinite possibilità che creiamo riplasmando e dialogando costantemente con il passato.
Penso che l’uomo sia, più o meno stoicamente e consapevolmente, artefice del suo destino futuro con il meraviglioso aiuto di Dio. Gli eventi che ci colpiscono casualmente sono  a noi estranei solo ad una prima analisi, diventano “affar nostro” quando ci toccano, da quel momento in poi dobbiamo agire per cambiare passato e presente in futuro positivo.
Il destino e gli eventi non sono materiali così malleabili. Il presente che si srotola, come tempo e vita, in un moto continuo e apparentemente indifferente a noi, sembra incredibilmente resistente, difficile da modellare, ma se c’è una pur minima possibilità di incidere, influire sul tempo – e questa possibilità c’è sempre – allora dobbiamo agire e non abbandonarci al bruto cinismo, come maschera contemporanea del dato di fatto. Un realismo cattivo è un cinismo disperato.
Aristotele diceva “Privato della percezione e dell’intelligenza, l’uomo diventa simile ad una pianta[…]” la frase del Protreptico continua, ma per ciò che vorrei dire basta questa metafora.
É duro definire un uomo come pianta, lo stagirita usava spesso questa metafora per rendere il concetto di un uomo lontano dalla sua essenza, per mostrarlo senza possibilità d’interazione, abbandonato a se stesso e preda della natura.
Noi siamo fatti per muoverci, comunicare, intelligere, ognuno per dare un senso ad una natura che ha direzioni assonanti ma altre. Il senso è ovunque, si può trovare anche nell’oggetto più insignificante, che può muovere ed essere latore di continui messaggi forti e positivi, per colui o coloro che lo prendono come “totem del senso”.
Così ho costantemente creato e influito sul mio lavoro, sul tempo della mia vita, dandole senso, tramite una dedizione costante a famiglia, affetti e dulcis in fundo all’architettura.
Non vedo l’ora di poter condividere tutto questo con voi il 4 aprile in Triennale.
Con affetto,

Simone

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