Quando “Il Park Hotel ai Cappuccini” era un cantiere di domande

Un paio di giorni fa sono andato a Gubbio per un incontro al Park Hotel ai Cappuccini. Ho provato un leggero fremito al ricordo di ciò che successe il giorno che visitai per la prima volta il cantiere del “Parco acque ai Cappuccini”, quando lo spazio su cui stavo camminando non c’era ancora.

“ […] Al mio arrivo ci fu l’assalto: il direttore di cantiere, gli impiantisti, gli operai stessi mi accerchiarono esponendomi infiniti quesiti circa la risoluzione di problematiche connesse al corretto avanzamento dei lavori. Ricordo ancora la sensazione di tremolio all’interno del mio corpo provocata dalla scarica di domande, alle quali per lo più non sapevo rispondere». Feci un bel respiro e dopo aver ascoltato dissi: «Fatemi capire, raccontatemi tutto, evidenziatemi le problematiche da risolvere, permettetemi di entrare nel lavoro, portatemi in giro a vedere e a conoscere lo spazio e domani mattina faremo il punto su le varie posizioni».
Raccolsi tutti gli interrogativi portati alla mia attenzione dal gruppo di lavoro, ascoltai!
La mia preoccupazione saliva, passo dopo passo insieme allo strano tremolio corporeo prodotto dalla sensazione di emozione e di terrore che ormai si era manifestato anche agli occhi dei miei ciceroni (per fortuna era inverno, la temperatura era sotto zero e tutti pensarono che si trattasse dell’effetto del freddo). Finalmente arrivarono le diciassette e trenta, il cantiere spense le sue vorticose e operose luci, io mi ritirai in albergo e iniziai il mio lavoro alla ricerca di risposte tecnico-operative! Mi ero portato dietro carta, due squadre, una matita, una gomma da cancellare, un paio di libri di tecnologia e l’agenda con i numeri di telefono dei miei vari professori.
Quella notte non dormii!”

Testo tratto dal volume “Simone Micheli From the future to the past”

Didascalia immagine:
Rendering Parco Acque ai Cappuccini