Etica e sostenibilità: carburanti per il futuro

Esistono dei paesaggi naturali talmente belli e struggenti da riuscire a mettere radici nel cuore e  nella mente e rimanere impressi, scolpiti nei nostri pensieri, già dopo il primo sguardo. Ho trascorso le vacanze di Natale e l’inizio di questo 2012 a Cape Town con mia moglie Roberta e con mio figlio Cesar; a due passi da quel capo di Buona Speranza che con le sue acque tempestose ha popolato per secoli le storie di marinai e avventurieri intenti nell’impresa di doppiare quel punto estremo del mondo. Città del Capo brulica di vita e profuma di storia. Una storia che ci parla di una natura meravigliosa e mozzafiato tenuta in ostaggio, rubata, rapita da costruzioni umane che non sono state capaci, né di portare rispetto, né di valorizzare la  bellezza di quella terra e di quella città.
Siamo salito sulla Table mountain, una montagna piatta che sovrasta Cape Town dalla quale potevamo avere una visione dall’alto, una mappa visiva e completa, di quello che stavamo vivendo passeggiando fra le vie e i quartieri della città.
Ho guardato intorno, verso il basso e verso l’orizzonte, immaginando di cancellare grandi frammenti costruiti  e ho visto una natura incontaminata, una terra con un’anima selvaggia, ma allo stesso tempo generosa e  bella. Un vento lieve soffiava tra i capelli e mi cuciva addosso minuscoli atomi di quell’ambiente meraviglioso, regalandomi, come per osmosi, un senso di libertà, di gioia, di pienezza.
Ho guardato “senza cancellare” e ho visto i “detriti” secolari che quel mare fantastico aveva arenato sulla terra: case, strade, palazzi costruiti da noi occidentali che siamo approdati lì prepotentemente da un altro mondo.
Gli edifici che popolano Captown rappresentano, salvo poche eccezioni, un’anomalo insieme concepito senza alcuna considerazione per l’ambiente in cui venivano costruiti.
Vi assicuro che, trovarsi di fronte a una vista del genere, fa sentire colpiti al cuore, trapassati da parte a parte, due volte: la prima dalla bellezza e la seconda dallo stupro che l’uomo ha compiuto su quella bellezza.
Quando sono ritornato in Italia, ripensando a queste sensazioni, ho realizzato che guardare Cape Town dalla Table Mountain è stato, per un attimo, come trovarsi sospesi nel tempo, faccia a faccia con il presente, con quello status quo che sussiste, non solo in Sud Africa, ma anche in molte altre parti del mondo. Quello stesso status quo, fatto di mostri architettonici e di scarso interesse per la qualità del vivere, che dobbiamo impegnarci a cambiare facendo strada con il nostro lavoro a parole come etica e sostenibilità, ponendo l’accento su equazioni che facciano corrispondere a “profitto” termini come “qualità” e “estetica”. Nel vivere come nel costruire.
Abitiamo un momento storico estremamente critico e peculiare, i sistemi che fino a ieri dominavano il mondo sono in crisi ed è ormai evidente che necessitano di una svolta per non giungere a un triste epilogo. Serve nuovo carburante rimettere in moto quella macchina del progresso economico e sociale che sembra essersi, tutto d’un tratto, così bruscamente arrestata. Visioni come quelle di cui possiamo godere dalla Table Mountain di Città de Capo ci fanno capire quale debba essere questo nuovo carburante. Costruire in termini qualitativi, coniugare il bello al buono nelle nostre architetture sono sinonimi stessi di progresso e di futuro.  Per correre di nuovo veloci verso il domani è necessario guardare avanti con lungimiranza e intelligenza e progettare architetture che, anche se create da mano umana, abbiano la stessa straordinaria ricchezza e intensità di quel mare e di quel paesaggio mozzafiato che ho avuto la fortuna di interiorizzare insieme a Roberta e a Cesar quella mattina a Cape Town.

Buon mercoledì.

Simone MIcheli

Nella foto il Capo di buona speranza.

One Comment Add yours

  1. icittadiniprimaditutto scrive:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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