Tessere la rete del futuro

Ci sono epoche protese a dipingere nella loro contemporaneità una precisa idea del futuro che le aspettava. Epoche in grado di tradurre in linee, forme e materiali il loro concetto di domani; di costruire edifici e creare opere nate per essere sogni di mondi futuri. Epoche che hanno scelto canoni estetici che fossero sinonimo di avvenire.
Lo ha fatto Masaccio, quando nel 400, ha applicato alla pittura gli studi sulla prospettiva del Brunelleschi; lo hanno fatto Malevic e Kandinsky con i loro soggetti pittorici astratti; futuristi come Balla e Boccioni intenti a ritrarre il nuovo tempo che corre e architetti come Le Corbusier e Walter Gropius rivoluzionari padri dell’architettura moderna.
Mi chiedo: per guardare al futuro come questi grandi della storia, di che abito dobbiamo allora vestire i nostri oggi per trasformarli in un avvenire prezioso?
La realtà in cui ci troviamo è una realtà complessa, fatta di varietà e complicazioni, ma, allo stesso tempo, bisognosa di concretezza e capacità di azione.
Più che mai quella di oggi è una realtà che richiede sinergie e credi comuni. Strutture sociali, politiche e economiche efficienti e solide che scelgano di costruire il domani basandosi su interazioni di qualità e etica.
Credo fortemente nella necessità e nell’importanza del fare rete per realizzare quelle straordinarie sinergie che rendono un’opera un segno del futuro che verrà.
Agire, facendo leva sulle potenzialità di network forte e stabile, è ottimizzare le risorse a disposizione per ottenere risultati in grado di imprimere nel presente un futuro e un avvenire.
Se vogliamo essere capaci di rendere la nostra epoca un rinnovato Rinascimento dobbiamo non sottovalutare, bensì comprendere in profondità l’importanza radicale che hanno i reticoli comunicativi e dialogici nel dar forma al domani.
Parlare di rete e di network è parlare di una precisa visione del mondo: un mondo fatto di legami solidali volti a far vincere la qualità e la bellezza su tutte quelle dinamiche antietiche che hanno contribuito, in passato come, purtroppo, molte volte, ancora oggi, allo spreco di risorse intellettuali, economiche e sociali.
Costruire architetture carenti, prive di estetica e di valore, alla ricerca di un facile guadagno-risparmio immediato è, in qualche modo, bruciare un pezzo di futuro, è sprecare risorse e energie per produrre un bene non duraturo e non compatibile con la vita e con il mondo che vorremmo.
Se si desidera guardare al futuro, in modo proprio, è fondamentale vestire i nostri oggi con abiti intessuti di rapporti umani, politici e economici produttivi, legare a doppio filo i principi imprenditoriali di profitto e economia a quelli di etica e sostenibilità. Per fare tutto questo è necessario essere in tanti a tessere la maglia del futuro.
Per chi ha occhi per vedere: il futuro è già il presente.

E voi siete disposti a guardarlo con me?

A lunedì.

Simone Micheli

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