Sostenibilità: appunti di viaggio

Al ritorno da Lisbona mi sono ritrovato a pensare ai momenti condivisi con gli amici di A+D+M e alla stupenda e organizzatissima accoglienza da loro riservatami. Al contempo i miei occhi non sono restati impermeabili agli effetti della crisi, che non risparmia nemmeno una città così ricca di storia come Lisbona, una città in evidente sofferenza, quasi trascurata, bisognosa di interventi che rendano giustizia a tutta la bellezza architettonica, urbanistica e artistica di cui è capace. Vi assicuro che c’è più di quello che già aspettavo di trovare.
Con gli amici di A+D+M e con altri colleghi, ho avuto occasione di dibattere sul tema della sostenibilità, chiarendo ulteriormente la mia posizione in merito ad un tema abusato e spinoso.
Nella calma del viaggio immagini, storie, discussioni, sono riaffiorate nella forma di appunti  e pensieri, scritti mentre alternavo rapidi sguardi ai volti di Cesar, Roberta e all’oblo dell’aereo, che lasciava intravedere l’orizzonte.

“Gli imperativi, dictat del capitalismo, come da sempre lo conosciamo, rappresentano degli strepitosi motori capaci di favorire la crescita e l’innovazione, il fiorire dell’economia, ma i mercati e ciò che di perverso gravita attorno ad essi, non sono in grado di garantire continuità, stabilità, sostenibilità, con il pericolo di determinare un vero e proprio effetto boomerang in relazione alle più o meno consolidate posizioni di legame politico-sociale.
Chiaramente l’uomo contemporaneo, all’interno della capitalistica bolla, non ha di fronte a se mille scelte possibili. Può cercare, usando l’intelligenza, di adattare l’assetto del sistema in relazione alle variabili condizioni temporali per raggiungere obiettivi di stabilità, equità e di eco-compatibilità, sia in termini di risultato che di opportunità.
Oggi, più che mai, la parola sostenibilità, ha un ruolo fondamentale nelle possibili riflessioni per favorire l’espansione e la crescita della vita in un mondo che vede la progressiva diminuzione delle proprie risorse naturali. Non occorre essere blasonati economisti per prendere coscienza che tra cinque o sei lustri, non di più, la global economy amplificherà esponenzialmente le proprie dimensioni grazie, ma non solo,  ai passi da pantera che compiranno i paesi come Brasile, Africa, India impegnati a generare modelli di comportamento economico assimilabili a quelli del mondo “evoluto”.
Allora pensare che il pianeta possa reagire non positivamente, con le sue naturali risorse, a queste pressioni e crescenti richieste di estreme performance, significa ipotizzare una storia estremamente realistica e non certo iper-pessimistica.
Usando la logica, la soluzione per la salvezza del pianeta dovrebbe essere meno crescita, ma nei paesi in via di sviluppo solo situazioni di crescita potranno favorire estesi gradienti per la qualificazione della vita, per la fuga dalla miseria.
Allora non c’è alternativa!
Come no!
C’è sempre un’alternativa!”
Ma per un punto di vista che aspira ad essere risposta possibile, dovrete attendere il prossimo post. Buon martedì,
Simone

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  1. simona scrive:

    Grazie di cuore Simone per le belle parole e per la tua amicizia! Sei un grande davvero! simona

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