Appunti di viaggio: una via sostenibile

Come promesso, se avrete la pazienza di leggermi, eccovi una risposta, non priva di risvolti critici, immancabili trattandosi di un tema così spinoso:
E’ necessario guardare le cose sotto una diversa prospettiva, con la coscienza dello stato di salute del nostro deflagrato mondo e di dove si sta dirigendo il suo percorso involutivo. E’ necessario alterare i modi di approccio allo sviluppo e alla crescita, con l’obiettivo di ridurre il malevolo impatto che le economiche attività di trasformazione della materia in cose tangibili e non, provocano sull’ambiente, indolentemente antropizzato.
E’ indispensabile superare gli stereotipati modelli di crescita che iterano e impongono un processo che, alla sguardo contemporaneo, risulta essere palesemente cancerogeno, per favorire, invece, la nascita di altri modelli profondamente legati a concetti come istruzione, etica, valori, cultura. Definire pensieri ed azioni unicamente connessi a modelli consumistici e filo materialistici, come possiamo notare ogni giorno, non rappresenta certamente una risposta possibile. L’incremento smisurato dei livelli di consumo delle crescenti popolazioni emergenti, non potranno che provocare macro conseguenze dense di negatività, che saranno vissute con altrettanta negatività dai nostri eredi, se non saranno seguite con metodo.
Da ieri il mondo è radicalmente cambiato, oggi sta continuando a mutare!
Tanti non se ne sono ancora accorti, altri fanno finta di non accorgersene, altri ancora non hanno capito, altri continuano ciecamente a perseguire scopi personali senza comprendere che lo svantaggio sarà anche loro. Pochi immaginano altri tipi di approccio alla vita sul pianeta, in netta contrapposizione con un mercato che impone di percorrere binari oramai inaccettabili e autodistruttivi.
Le scelte qualitative della razza dominante del nostro mondo, non si possono certo definire illuminate e piene di positività, rivelano forte miopia, inconsistente attenzione alla sostenibilità, inesistenti riflessioni di campo legate alle future generazioni, rivelano indolenza, incapacità, animalità, l’opposto della tanto paventata intelligenza “umana”. I risultati dei cosiddetti paesi evoluti, proprio in relazione a modelli di crescita non sostenibili, sono: accumulazione del debito pubblico, sempre crescente, rilevanti impegni di spesa diversi dal debito, erosione delle naturali risorse, anomala ed impropria trasformazione della materia, indebolimento della vita e della sua qualità.
Cosa stiamo facendo per salvaguardare l’ambiente, la cultura, per vivificare l’istruzione per valorizzare i valori reali che circondano il nostro vissuto temporale, storico, presente e futuro? Poco o nulla. Invece, dovremmo considerarli come fondamentali al fine di produrre la crescita di mirati costrutti intellettuali e pratici, capaci di definire scelte individuali e collettive legate ad un verde domani.
Continuando, indolentemente ad ossificare queste dimensioni contenutistiche verrà progressivamente a mancare un corretto spirito democratico per la determinazione di processi politici ed economici assolutamente necessari per originare risparmio energetico, un attento utilizzo delle risorse materiali ed immateriali, una sostanziale riduzione delle emissioni di anidride carbonica, una parsimoniosa gestione-consumo del patrimonio idrico.
Solo attraverso un duro e tenace lavoro intorno alla dimensione dell’educazione, una pedagogia del gesto che porti alla normalità del concetto, dalla pratica alla teoria, dall’oggetto al concetto, sarà possibile, partendo dalle radici, far sorgere una collettiva coscienza appartenente al mondo della sostenibilità reale. Attraverso la pedagogia del gesto, che diviene forma intellettuale, si plasmerà una coscienza reale dei valori, sarà possibile alterare maldestri stili di vita legati all’anti-sostenibilità. Congiuntamente a queste riflessioni sul senso dell’educazione e dei valori, serviranno sempre più estesi accordi politici internazionali, connessi a peculiari quadri globali di analisi scientifico-economico-sociali, che facciano virare il mercato verso criteri di qualità, sicurezza, che estromettano chi non li rispetta, facendo sì che privato e pubblico remino assieme verso la sostenibilità.
Chiari, seri e rigorosi quadri normativi, insieme ad una corretta programmazione temporale di sviluppo, potranno favorire la costruzione di sistemi sempre più efficienti dal punto di vista energetico, senza esagerate dispersioni economiche.
Resta che l’abusata parola “sostenibilità” – con la quale ci si riempie la bocca dimenticandosi totalmente del suo senso reale – dovrebbe essere considerata, da che mondo è mondo, come un assioma indispensabile, come un normale stato di grazia, legato alla volontà di fare bene per l’oggi e per il domani, rappresenta l’unica nodalità significante attraverso la quale raggiungere obiettivi di progresso a medio e lungo termine.
I modelli di crescita dovranno variare, i rapporti di valore dovranno alterare i propri tratti, i comportamenti degli umani dovranno divenire più coerenti rispetto ai modelli, non dovranno essere scollegati da essi, ma in profonda osmosi.
Dovremo, per questo, smettere di pontificare e lasciare campo globale alle azioni, ai gesti concreti, augurandoci che diventino virali e contaminino di verità ogni angolo della nostra terra per aiutarla a vivere ancora.
Auguro a noi e soprattutto ai nostri figli, un futuro dove la parola sostenibilità non esista, perché assimilata ad uno stato di cose che la perpetui come normalità, senza bisogno di citarla, senza bisogno di pensarci, perché essa venga come gesto naturale.
Bere l’acqua da una fonte. Simone

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