L’insostenibile leggerezza del sogno

Col senno di poi, dicono, è sempre facile parlare. Qualche “post” fa, vi raccontai di come seguii il mio sogno, senza parlare del suo costo in termini fisici, emotivi e psicologici. Alle volte i sogni costano molto, spesso restano irraggiungibili, irrisolti e si vive con quel “se” che accompagna melanconicamente le nostre ore. La realtà, penso, è che ognuno di noi ha lottato, per quel che poteva, allora i se, i ma, le domande, non hanno ragione d’essere, ci si è spesi e questo basta. Per i sogni non c’è un quanto, esiste soltanto un’umanità non soggetta a misure.
All’inizio della mia carriera ho dovuto lottare, subendo rifiuti e cercando una via per il mio lavoro:

“[…]partivo con i disegni sotto il braccio e andavo a mostrarli per far sì che divenissero prodotti. Bene, tutte le volte tornavo a casa senza risultato!  I giorni passavano, le settimane passavano ma la storia era sempre la stessa! I miei genitori sono stati veramente forti ed io con loro! Ad ogni mio ritorno dagli estenuanti viaggi la mia frustrazione si trasformava sempre in nuova emozione per proseguire, grazie alle meravigliose parole d’affetto e di sostegno dei miei due consiglieri».
«Loro mi ripetevano spesso: “Non ti abbattere, non ti scoraggiare, sei bravo, sei pieno di entusiasmo, sei tenace, hai una grande storia da raccontare che nasce dal tuo cuore. Sembra che niente si muova intorno a te, ma vedrai che prima o dopo le strade si apriranno, si moltiplicheranno ed i tuoi sogni diverranno realtà. Non mollare! Ce la puoi fare!”. Riflettendo, durante i lunghi viaggi, nei quali mi spostavo trasversalmente dal sud al nord d’Italia, mi venne un’illuminazione! Capii perché nessuna azienda sceglieva le mie creazioni. Questo accadeva costantemente perché mi trovavo sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato; perché con i miei progetti, una volta rubinetti, un’altra poltrone, sedie, tavoli etc., andavo a formulare risposte a domande inesistenti. Gli industriali che incontravo sul mio cammino avevano i loro consolidati canali di riferimento progettuale, i loro canoni di riferimento stilistico e metodologico, i loro piani logistici e temporali impostati per l’ottenimento di risultati imprenditoriali. Quante probabilità potevo avere d’incontrare, nel mio continuo peregrinare, un industriale che avesse in quel momento bisogno di una «mano» come la mia, di un prodotto come il mio? Poche se non nessuna! Allora pensai che se avessi presentato la mia dimensione progettuale, attraverso mostre in giro per il mondo e avessi lavorato sulla comunicazione del mio credo linguistico e contenutistico forse qualcuno avrebbe, prima o dopo, posato lo sguardo su una delle creature cha avevo disegnato o realizzato in forma di prototipo e, riconoscendosi in ciò che vedeva, mi avrebbe chiamato. E così ho fatto ed eccomi qua!”.

Immagino però che se, in un periodo dove la crisi non aveva ancora addentato la fragile giugulare dell’economia globale, è stato arduo rialzarsi dopo ogni “colpo” inferto, ora, inseguire e trovare un sogno che ci sostenga nel mentre combattiamo per esso, in un mondo così refrattario alla speranza, sia qualcosa di incredibile, ma proprio per questo più vicino al campo semantico proprio del sogno. Allora provate senza rimpianti, nella vita, nel lavoro, nell’amore, negli affetti e, in ogni caso, retorico ma vero, il risultato non conta.
Il risultato è misura, provate a misurare l’ampiezza di un sogno, se ci riuscite chiamatemi.

Buon martedì!

Brano estratto dal volume “Simone Micheli from the future to the past”

Foto: Particolare di “Sense is Simple the spa” by Simone Micheli

2 Comments Add yours

  1. antonella scrive:

    Ciao Simone, sono Antonella la tua compagna di scuola delle Medie , e’ passato cosi tanto tempo che non so se ti ricordi di me . Le festine con Luigi Liberti , Nencini Valeria, Maurizio Luporini il tuo compagno di banco e Alessandra Del Guerra la tua fidanzatina …. Io ricordo molto bene la tua mamma ( professoressa di disegno) bravissima .- Come stai ? Ti ho trovato per caso su FB e mi ha fatto tanto piacere rivederti.- Io sono infermiera e lavoro in una Casa di Cura . Ciao Simone un bacio grande a presto.-

    1. Simone micheli scrive:

      Che ricordi hai fatto esplodere in me! Bellissimo leggerti dopo tutti questi anni! Spero di poterti anche rivedere presto. Se sei ancora in contatto con nostri vecchi amici abbracciali per me!!! A presto

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