Addis Ababa


Sono tornato da poco da Addis Ababa (in uno dei prossimi blog ritornero’ sull’argomento e vi diro’ perche’), cuore e capitale dell’Etiopia, una metropoli incredibile, assurda, assoggettata ad un regime politico che tende volutamente a schiacciare la popolazione verso il basso, verso la non qualificazione della vita. Il risultato è una città convulsa, brulicante, in pericoloso bilico tra la fatiscenza e un anomalo “nuovo” che stenta a compiersi in maniera virtuosa. Tuttavia la multiforme e variegata visione di colori, insieme alla grande umana dignita’ mi hanno attratto in modo irresistibile.
Solo uno sguardo basta per indovinare e abbracciare genti di diverse etnie, culture, religioni che si mescolano nel vivere quotidiano.
 Addis Ababa è una capitale viva, vera, intrisa di forti contraddizioni, segnata da una fisiognomica che non può ingannare, il vetro verticale troneggia beffardo, insieme ad estese “fabbriche” non finite, abbandonate, su baraccopoli orizzontali, disorientando occhio e intelletto nell’interpretazione dello spazio. La semiotica urbana prelude intense contraddizioni sociali.
Il volto dell’architettura di Addis e’ sospeso tra pseudo-modernita’, sempre velata da una precaria patina che copre tutta la vita del luogo quasi fermandola, e da immense distese di baracche prestate al ricovero umano e al commercio.
Soffermarsi a pensare su questa complessa quanto macerata terra africana, dove sono stati trovati i resti dei primi ominidi, sullo spazio che rappresenta la culla dell’umanità, dovrebbe farci riflettere sul valore intrinseco di un paese dall’aura amniotica. La popolazione emana dignità e forza, la stessa dignità e forza che dovrebbe riflettersi nelle strutture ed in un impianto urbanistico capace di qualificare la vita di tutti e non di pochi.
Auguro a questa positiva babele, un futuro di nuove realtà ospitali, che risaltino il valore potenziale di un luogo sofferente, che avrebbe così tanto da offrire, se fosse valorizzato con intelligenza.
 Io cercherò di fare per loro!

Foto: Uomini e donne all’uscita dalla messa ad Addis, 9 luglio 2012.

3 Comments Add yours

  1. Clio scrive:

    L’Africa che ammaglia, l’Africa che contagia con la sua primordiale forza. Clio

  2. Se ho capito lo scopo del viaggio, vi faccio tanti auguri!

    Laura (la mamma di Franceschino che viene al bagno Panoramic)

  3. ron samuel scrive:

    E’ molto complesso la questione africa, però ci sto. Ce da creare un modello nel posto giusto che può essere poi copiata e modificata ma è molto più complesso di quello che sembra.

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