Klimt: oniriche geometrie

In questi giorni si celebra con mostre il 150esimo anniversario di Klimt,
a lui dedico una riflessione.
Mi ritrovo ad osservare una foto, ricordo quando la vidi a Vienna, smalti dorati, forme geometriche, un tripudio dal sapore onirico e bizantino. Due occhi scuri, ieratici, affascinanti, un magnetismo deciso incorniciato dall’ovale madreperlaceo, morbido seducente, il mento sfuggente ci fronteggia, leggermente alzato, in atteggiamento di velata sfida.
Mi rendo conto che quelle geometrie e quella donna, sono presenti anche nei miei lavori, come un’eco che non smette di comunicare, freudianamente, alla mente umana con un linguaggio universale.
Klimt ha concorso a dare l’immagine estetica della femme fatale, circondandola di simboli geometrici che la astraggono esaltandola, indicando fisiognomicamente una caratterialità che resta immutata nella contemporaneità. La femme fatale incarna a suo modo la dinamica hegeliana servo padrone, nella via verso il potere. Cade a fine 800 il velo di maya misogino, che nascondeva la femminilità dietro una semplicistica parvenza angelica, non corrispondente alle sfaccettature più interessanti di un essere così particolare. La donna fatale è predatrice, rivoluzione freudiana che svela ciò che era tabù, in una Vienna puritana. Parallelamente la metafora “donna oggetto” sembra essere un ennesimo tentativo di celare nella passività dell’oggetto un’attività di predatrice che mai è stata più viva.
Sempre a fine Ottocento alcuni divertenti aforismi di Nietzsche sembrano fare da controvoce a Klimt: Quando la donna ha virtù virili, c’è da scappare: e se non ha alcuna virtù virile è lei stessa a scappare. Gli uomini passano per essere crudeli, le donne invece lo sono. 
La consapevolezza di queste caratteristiche femminili non è nata a fine Ottocento, ma è stata soltanto svelata facendo cadere un velo di schopenaueriana memoria. Ma tornando alla pratica, alla vita, all’esperienza, la donna che anima anche i miei progetti, è anch’essa fatale, predatrice, amante dell’uomo di potere, tesa a sostituirlo perché brama ella stessa potere, ma in fondo mantiene la ricerca di un conforto emotivo, umano nel senso più vero quello stesso conforto che tutti ricerchiamo nell’amore.

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  1. enrico scrive:

    mi congratulo per la sua cultura filosofica. Del resto, la sua riflessione sul cambiamento della figura femminile nel coro dell’ultimo secolo ben si addice alla sensualita’ di alcune delle sue architetture.
    Mi sfugge il riferimento a hegel per essere onesti.
    complimenti

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