Conoscenza e tecnologia: ritorno allo stato di natura


Fatti non foste…
La possibilità di conoscenza è oggi reale per molti, in un percorso virtuoso che si è fermato e, invece di crescere, sembra aver perso l’equilibrio giunto in un punto troppo arduo della salita.
La rete della conoscenza, intesa come possibilità di studio e ricerca, dovrebbe essere lanciata ovunque, qualsiasi pesce pur non essendo destinato a carriere accademiche, ha l’occasione di sbocciare, non importa se il sapere accumulato sarà inutile per una carriera, si presenterà reiterpretato in un altro ambito e creerà innovazione, cambiamento, umanità.
Ecco perché l’istruzione e la ricerca, vanno perseguiti come obiettivi importanti quanto l’aria che respiriamo. Invece l’umanità contemporanea, civilizzata, l’uomo della conoscenza condivisa via etere, torna allo stato di natura. La possibilità di accedere a beni intellettuali ma anche tecnologici diviene un lusso, con un potenziale di differenziazione, che si affila nel tempo con una discriminante di tipo meramente economico. Economia come unica regola che si sostituisce alla natura, affilata, fredda, un rasoio di Occam letterale, una spada di Damocle che cala, piena di responsabilità ma priva di intelligenza, come unica regola e teoria, definibile in una sola parola come “bruta”.
La conoscenza è quel muto anelito che vive nello sguardo dell’uomo, ha bisogno di aria per urlare la sua verità. Perseguire virtù e, di conseguenza, conoscenza.

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