La Facoltà di Giudicare

L’idea che la realtà sia costituita da due diversi livelli, tra loro separati che, pur volendo, faticano ad avvicinarsi e comprendersi, è già alla base della filosofia Platonica, nella Grecia Antica di ben oltre duemila anni fa.
Il primo mondo è quello delle cose come appaiono a noi uomini attraverso i sensi; l’altro è ed il mondo invece delle cose in sé, delle idee pure, della realtà come davvero crediamo che debba essere.
Gran parte della filosofia occidentale ha tentato di colmare e spiegare questo divario, predilegendo di volta in volta o il piano della scienza, dell’analisi dei fenomeni che ci capitano intorno, oppure il piano dell’intuizione, il luogo del sentimento e dell’idea.
Kant, filosofo tedesco, scrive – a cavallo tra l’Illuminismo (trionfo della ragione) ed il pensiero romantico  (patria del sentimento) – la terza delle sue grandi opere “ La Critica del Giudizio” con l’intento di riempire il territorio che si colloca tra Ragione pratica e Ragione teoretica, tra i due mondi separati.
E’ la facoltà di giudicare  che cuce la spaccatura; cercando di trovare nelle attestazioni empiriche delle tracce dell’intellegibile: di quel mondo puro ed universale che dovrebbe racchiudere la Verità.
Il Giudizio è quindi il momento in cui l’uomo scopre l’accordo tra gli oggetti della natura e la libertà della ragione; è il momento in cui l’uomo, uscendo dagli scopi contingenti che regolano la sua quotidianità, si pone allo stesso livello di tutti gli altri uomini, riflettendo sul fatto che esprimere un giudizio significa dettare un’opinione che deve esser valida anche per gli altri, indipendentemente – appunto – dagli scopi o dalle motivazioni accidentali.
Casualmente qualche giorno fa mi ritrovai tra le mani quest’opera – La Critica del Giudizio –  ed iniziando a leggere, il linguaggio del filosofo tedesco, apparentemente complesso, mi divenne familiare.
Capita spesso e a molti di esprimere giudizi affrettati senza calarsi davvero nei panni di colui che desidera essere consigliato, capita spesso di avere pre-giudizi, e cioè opinioni su cose che ancora non si conoscono, o di cui al massimo si è soltanto sentito parlare.
Accade che presi dalla frenesia della vita di tutti i giorni si dedichi troppo poco tempo ad ascoltare l’amico in difficoltà e che più semplice sia esprimere un’opinione basata sulle proprie esperienze invece che su quelle di chi cerca conforto; con altrettanta facilità si susseguono i giudizi basati sull’altrui pensiero e non sulle proprie valutazioni. Non si tiene conto di quanto un’opinione affrettata possa ferire ed un consiglio sbagliato tradire un amico.
Senza sforzo si etichetta qualcosa come bello o brutto, buono o cattivo, dimenticando di osservare quanta complessità dietro un’azione può nascondersi.
L’idea kantiana che giudicare significhi per un uomo porsi al livello di tutti gli altri, formulando un’opinione quanto più aperta ed universale possibile, è secondo me un invito che ciascuno dovrebbe cogliere per migliorarsi, dedicando tutto il tempo e l’attenzione necessaria alle persone ed alle vicende che ritiene veramente importanti.
Un ascolto vero permette di sentire ciò che non viene esplicitamente dichiarato, urlato, ma soltanto sussurrato; un ascolto vero è quello del genitore a cui basta unicamente uno sguardo per cogliere lo stato d’animo del proprio bambino, senza il bisogno di parole.
Quella del giudizio è una facoltà fondamentale che colma il divario tra il mondo delle cose ed il mondo delle idee, tra il mondo fisico e quello del sentimento;
un giudizio superficiale impedisce di comprendere, un giudizio frutto di ascolto e dedizione permette di conoscere e condividere!

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Judgment’s authority

The idea that reality is constituted by two different and separated levels that, even if they would like to, can not be in touch, is at the basis of Plato’s philosophy, in the ancient Greece of more then two-thousand years ago.
The first world is of the things as they appear to men through their senses; the other is the world of the things as they are, of the pure ideas, of the reality as we think it should be.
A big part of the western philosophy tried to fill this gap, deciding once for the science side, analysing phenomena that happen near us, and once for the intuition side, the place of feelings and ideas.
Kant, the German philosopher, writes – between the Enlightenment (the reason’s triumph) and the Romanticism (the feeling’s birthplace) – the third of his great works the “Critique of Judgment” with the aim of filling the land which is between the Practical reason and the Theoretic one, between the two divided worlds.
The judgment’s authority sews the split; trying to find in the empirical statements some traces of the intelligible world: the pure and universal space that includes the Truth.
The Judgement is the moment in which the human being discovers the agreement among the objects of the nature and the freedom of the reason; it is the moment in which the man, leaving the contingent purposes that move every day life, puts himself on the same level of all the other men, thinking that expressing a judgement means to dictate an opinion that must be valid for the others, independently from incidental aims or reasons.
Accidentally some days ago I found this book – the “Critique of Judgment”- and starting to read it, the words of the German philosopher became more and more familiar to me.
It often happens and to many people that they state hurried judgments without walking a mile in someone else’s shoes who desire the advice, it happens to express preconceptions, so opinions based on things that you don’t ever know or you have only heard about.
It happens that, because of everyday frenzy, too little time is dedicated to listen to a friend’s trouble and that it is easier to say an opinion based on the own experiences more than on the others’ ones; with the same easiness there are al lot of judgments based on others’ ideas more than on the own proper evaluations.
We don’t take care of how much a hurried opinion can wound a friend or a wrong advice can betray a friend.
Without any effort we can say that something is beautiful or horrible, bad or good, forgetting to observe the complexity behind every action.
The Kant’s idea that judging means that a man have to put himself at the same level of the others, stating universal opinions, is for me an invitation to everyone to get better, dedicating their time and the necessary attention to people and facts that are very important for them. A proper listening makes you feeling what is not clearly said, shouted, but only whispered; a proper listening is the one of a parent able to catch the son’s pain with just a gaze.
Judgement is a very fundamental discretion that fills the gap between the world of things and the world of feelings; a superficial judgment doesn’t allow the comprehension while a judgement that is the result of listening and dedication allows to know and to share knowledge!

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