Un saluto pieno d’amore a mio Padre

Un saluto pieno d'amore a mio Padre: Massimo Micheli
Un saluto pieno d’amore a mio Padre: Massimo Micheli

Ha chiuso gli occhi per sempre il mio mentore, il mio papà.
Per scrivere tutto quello che mio padre, talentuoso artista, mi ha dato oltre la vita, miscelando il suo spirito unico e straordinario con quello di mia madre con la quale ha vissuto sino all’ultimo suo respiro in una particolare simbiosi, non basterebbero fiumi di parole.
Lui, uomo buono e costantemente immerso nei suoi sogni di grande artista, mi ha trasmesso l’amore per la ricerca dell’unicità; per l’osservazione quasi maniacale della realtà dalla quale partire per poi costruire visioni altre; per la realizzazione di cose dove ogni dettaglio deve sempre essere un meraviglioso tassello di un insieme; per la comprensione-trasformazione del mistero della luce e del colore, della materia; per la definizione di pensieri lontani dal compromesso; per l’allontanamento dal banale; dal facile; dallo stereotipo; per il mondo che ogni uomo sceglie di vivere con pienezza; per la continua scoperta del bello ad ogni risveglio; per il futuro; per la reale comprensione del circostante conosciuto per poi tracciarne, con un segno, il superamento.
Lui, uomo sensibile ed introverso quanto bizzarro, mi ha insegnato, insieme a mia madre, a lottare per un ideale, ad amare senza chiedere, il rispetto, a dedicarmi anima e corpo alla realizzazione dei miei sogni, a non abbassare mai la testa, a guardare sempre avanti, a non sentirmi schiavo del passato…
Lui, uomo fortunato perchè ha vissuto nel suo mondo nel mondo e sfortunato perchè in giovane età si è ammalato di Parkinson, non ha mai smesso di sognare, ha continuato a vivere nel suo mondo surreale e metafisico nonostante la malattia con la sua musa ispiratrice, mia madre, sempre accanto che con grande amore lo ha seguito nel suo tortuoso cammino.
Guardando ogni sua opera, un occhio attento percepisce che la sua dimensione fisica ed intellettuale era li’, volontariamente imprigionata nella geometria della tavola, ma nel suo pensiero è sempre stata infinita, incredibile, appassionante, entusiasmante, unica quanto incredibile.
Nella sua mente il confine dato dal quadro è sempre stato virtuale, fuori dal perimetro del dipinto, amorevolmente definito con antiche terre, c’è sempre stato il suo illimitato spazio.
Lui mi ha amato infinitamente: non ho mai avuto bisogno di tante parole per averne certezza.
Io l’ho amato all’inverosimile, come amo mia madre che ho sempre visto in armonica-disarmonica simbiosi con lui.
Tanti sono i ricordi che in questo momento di grande dolore, si affastellano nei reconditi spazi della mia memoria: mi torna incredibilmente in mente quando da bambino con le sue mani grandi e calde poste sulla mia fronte, rimaneva seduto anche ore accanto al mio letto, in silenzio, aspettando che mi passasse il mal di testa oppure quando, con fatica, posavo per lui senza avere piena consapevolezza della meraviglia che per me e solo per me stava creando; quando, orgoglioso del mio percorso professionale, mi diceva sei un grande, il più grande; quando mi ha insegnato a nuotare e mi diceva che ero un vero e proprio pesciolino: quando lo osservavo dipingere, quasi di nascosto e senza disturbarlo, guardando con religiosa attenzione ogni suo istintivo movimento con il pennello per tentare di comprendere il mistero della sua straordinarietà; quando da bambino lo vedevo ammirato ed innamorato, al Liceo Artistico, insegnare ai suoi allievi il rigore ed il metodo per costruire “pitture con senso”…
Lui è stato un grande maestro, “il mio maestro” come lo è stato per tanti allievi che ancora lo ricordano dopo molti anni come un vero e proprio mito.
Io ho ha avuto la fortuna di avere Massimo come padre; ho avuto la fortuna di essere educato da lui e da mia madre Cristiana all’entusiasmo per la vita; ho avuto la fortuna di aver ereditato da lui la capacità di parlare non solo attraverso le parole ma attraverso il linguaggio della luce, del colore e dello spazio, ho avuto la fortuna di vivere in una famiglia piena d’amore, di rispetto e di semplicità.

Se non avessi provato questa grande sofferenza, avrei perso un meraviglioso tassello della nostra vita terrena.
Grazie papà per tutto ciò che hai fatto per me.

Un giorno, quando dio vorrà, tornerò a riabbracciarti.

 

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A Goodbye Full of Love to my Father

My mentor, my dad, closed his eyes for the last time.
A river of words will not suffice to explain what my father gave me other than my life, mixing in his unique and extraordinary spirit with that of my mother’s, with whom he lived until his last breath in a special and symbiotic relationship.
He was a good man, constantly emerged in his dreams as a great artist, transmitting the love for my search for uniqueness, individuality; for my almost obsessive observation of reality as a starting point for creating visions and realities;
for creating works of art where every details contributes harmoniously to the whole,
for understanding the mysterious transformation of light and color and material;
for defining thoughts without compromise;
for the total estrangement of anything trite or boring;
for avoiding that which is easy, stereotypical;
for a world where each person can choose to live fully;
for the continuous search for beauty every time I wake up;
for a real understanding of the circumstances around me and then being able to trace their origins – with a sign;
for overcoming obstacles;
Though introverted and sensitive he was also bizarre , he and my mother taught me to fight for ideals,to love with out asking questions or permission, respect, to dedicate my body and soul to realizing my dreams, to never bow my head, to always look ahead, and to never be a slave of the past.
A fortunate man because he lived in his world,  in the world…Unfortunate, because at a young age he was stricken with Parkinson’s Disease.
He never stopped dreaming, continuing to live his surreal and metaphysical life with his inspirational muse, my mother – who stayed faithfully next to him during his torturous path.
Watching all his artwork, an attentive eye understands that his intellectual and physical dimensions were there, voluntarily imprisoned within the geometric confines of the table, but his thoughts we always infinite, incredible, passionate, thrilling, as unique as they were incredible.
In his mind, the confines dictated by the canvas were always virtual, outside the perimeters of the painting, lovingly defined by antique lands that were always his boundless space.
He loved me infinitely; I never needed many words to be certain of this. I loved him excessively, just as I love my mother who always lived in a sort of interdependent harmonious disharmony with him.
I have many memories in this very sorrowful moment piling up, one on top of the other in the hidden spaces of my mind.
I remember him sitting in silence for hours next to my bed, with his big warm hands on my forehead waiting for my headache to go away, or when with great difficulty, I posed for him without being fully aware of the masterpiece he was creating only for me. When, proud of my professional career he said, ‘you are great, the greatest’;
when he taught me how to swim and told me ‘you are really a little fish’;
when I watched him painting, almost hidden and without disturbing him, watching him with religious attention; each of his instinctive strokes with the brush, trying to understand the mystery of his extraordinariness.
In my childhood I saw him admired and in love. At Art High School, I saw him teaching his students the precision and method of creating a painting that ‘made sense’.
He was a great teacher, ‘my teacher’,   just as he was for many students who still remember him after many years as a real and a true legend.
I was lucky to have Massimo as my father;
I was fortunate to be brought up, by him and my Mom Christina, to be enthusiastic about life. I had the great fortune to be able to speak, not only with words but also through the language of light, of color, of space.
I was fortunate to live in a family full of love, respect and simplicity.

If I had not experienced this great suffering, I would have missed a wonderful piece of our earthly life.
Thanks Dad for everything you did for me.
One day, when it’s God’s Will, I will return to hug you again.

One Comment Add yours

  1. Ron Samuel scrive:

    Simone we are thinking about you and your family in this difficult moment. From your words it is clear that both your mother and your father created the context from which Simone Micheli the man emerged. Your life is a continuation of the life philosophy of your parents and the works you leave behind will make his legacy permanent.

    un abbraccio forte from me and my tribe to you and your family
    ron

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