GESTI CONTEMPORANEI

Sarà forse perché
«l’enfasi barocca, la vertigine eclettica e il bisogno dell’imitazione prevalgono là dove la ricchezza manca di storia»?
Umberto Eco

Fra originali e copie c’è da sempre una forte tensione: la copia da un lato rende omaggio all’originale, e con ciò ne riconosce la superiorità ma dall’altro pretende di sostituirlo, e dunque ne contesta e mette in crisi il principio di unicità.
Il dibattito in Filosofia estetica va avanti da lungo tempo e già Platone nel X libro della Repubblica definisce l’arte una copia di copie, in quanto imitazione della realtà che è a sua volta una copia del perfetto mondo delle idee.
In base a tale pensiero che valore potrà quindi avere la copia di un’opera d’arte? Copia di una copia che è a sua volta copia di un’idea?
Senza entrare nello specifico del dibattito filosofico in atto, ciò che mi preme sottolineare, come evidente anche analizzando il percorso storico dell’arte, è che spesso, soprattutto in periodi di maggiore pressione intellettuale,  all’inventiva ed alla creatività della mente umana viene brutalmente sostituto il principio di imitazione e  consegue che invece di innovare e proporre  idee originali il pensiero si adagia sull’esistente e ripropone forme già viste e contenuti già mostrati.
L’uomo per essere tale, consapevole di sé stesso e conscio delle sue possibilità, e con esso il valente progettista, deve saper andare oltre l’esistente, squarciare il velo di Maya, la coltre opaca dell’indugio, e spingere il pensiero verso nuove forme attraverso cui divenire realmente contemporaneo.
In seguito alla mostra di  AI WEIWEI, visitabile ancora per qualche giorno all’interno (ed esterno) di Palazzo Strozzi, sono nate aspre polemiche tra gli abitanti dell’addormentato capoluogo toscano e non solo; passandovi accanto mi sono chiesto come si fosse potuto così arduamente criticare quel gesto di grande forza e significato. In Italia l’accostamento di visioni avanguardistiche alle opere passate viene frequentemente letto come atto di provocazione al quale far seguire dure critiche e sguardi di disapprovazione da parte di un pubblico, a mio parare, poco educato al bell’essere seppur circondato da opere meravigliose.

L’arte va esperita e vissuta, non rinchiusa in stanze semivuote.

Trovo veramente insensato realizzare copie delle grandi opere del passato e per questo non amo il neoclassicismo cha ha prodotto una miriade di “architetture replicanti”.
Credo nel coraggio di colpire l’umano intelletto ed il cuore degli uomini con gesti nuovi, azioni sorprendenti, sempre in dissonanza voluta e desiderata con vicini contesti;
credo nella verità e cerco di rimanere lontano dalla menzogna.

Ogni era configura un paradigma e questo al suo interno racchiude pensieri, contenuti, espressioni di significato.
Che senso ha imitare paradigmi passivamente già vissuti e metabolizzati da altri?

Molte sono le risposte capaci di fare chiarezza su questa complessa domanda anche se la più importante dovrebbe essere per chi ha capacità di riflessione e sintesi: nessuno!

Riflettete!

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CONTEMPORARY GESTURES

Maybe because
“Baroque emphasis, the eclectic vertigo and the need of imitation prevail where the wealth has no history”?
Umberto Eco

There is always a lot of tension between originals and copies: on one hand the copy pays tribute to the original, therefore recognizes its superiority, but on the other it claims to replace it hence contests and undermines the principle of uniqueness.
The debate in Aesthetic Philosophy goes back in time already Plato in the tenth book of the Republic defines art a copy of copies, as an imitation of reality which is in turn a copy of the perfect world of ideas.
Based on this thought which value will then have a copy of a work of art? A copy of a copy that is in turn a copy of an idea?
Without going into specifics of the philosophical debate taking place, what I want to emphasize, as evident by analyzing the historian path of art, is that often, especially in periods of greater intellectual pressure, the inventiveness and creativity of the human mind is brutally replaced by a principle of imitation. From which follows that instead of innovate and propose new ideas mindset rests on the existing and offers forms already seen and content already shown.
A man, to be that should be aware of himself and conscious of its possibilities, and with it a skillful designer, should know how to go beyond the existing, pierce the veil of Maya, the opaque layer of the delay, and push the thought towards new forms through which to become truly contemporary.
Following the exhibition of AI WEIWEI which can  still be visited for a few days inside (and outside) the Palazzo Strozzi, arose bitter controversy between the inhabitants of the sleeping capital of Tuscany; passing by I wondered how is it possible  to criticize so arduously this gesture of great strength and meaning. In Italy the combination of avant-garde visions of past works is frequently read as an act of provocation to which follows harsh criticism and disapproving stares from an audience, in my opinion, it is impolite to beauty, even though surrounded by wonderful works.

The art must be experienced and lived, not locked up in half-empty rooms.

I find  really senseless to create copies of the great works of the past, that is why I don’t like neoclassicism which has produced a myriad of “architectures replications,” .
I believe in the courage to hit the human intellect and the heart of humans with new gestures, surprising actions always in wanted and desired disagreement with near contests, I believe in the truth and I try to stay away from the lie.
Each era had set up a paradigm that encloses thoughts, content and meaningful expressions.

Does it makes sense to imitate passively already lived and metabolized paradigms by others ?
There are many responses that can shed light on this complex question even though the most important should be for those who has a reflection and synthesis capacity: none!

Use your mind!

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