La forma è un atto di coraggio

Paola Antonelli, curatrice del dipartimento di Architettura del MoMa di New York, quando parla di design dice: «Non si tratta di dare forma al guscio e fregarsene del coraggio. Il buon design è un atteggiamento rinascimentale che unisce tecnologia, scienza cognitiva, bisogno umano e bellezza per produrre qualcosa che il mondo non sapeva che mancava».
Gli uffici, le opere, gli edifici, le case, il letto, gli armadi, una sedia… sono fatti per qualificare la vita, immaginati dal creatore per soddisfare mutevoli quadri esistenziali e sorprendere l’uomo grazie all’intrinseca abilità di rendere semplice ciò che appare complesso.
La forma del mondo è perfetta, organica espressione di un contenuto inafferrabile che narra la nostra storia e quella di tutti gli altri esseri viventi che ci circondano. Il contrasto, l’opposizione e lo scontro vivacizzano l’ordinata armonia che guida il cosmo e sono l’indispensabile manifestazione dell’irruenza e della passione che costituiscono l’esistenza.  La dissonanza invita l’animo a tendersi verso il raggiungimento della bellezza completa, mai palpabile ma da sempre agognata.

La forma è un ingrediente fondamentale: poche cose potrebbero essere reali, concrete senza una figurazione, un’immagine, una materia destinata a dare configurazione e struttura. Molti progettisti dimenticano l’importanza della forma e trasformano ciò che dovrebbe essere un organico connubio di contenuto, funzione e tensione verso il bello in una manifestazione vuota di gusto e piacere proprio, scadendo nel banale, mancando di coraggio, propagando una verità che si ripete sempre identica a se stessa. Così la forma diventa soltanto superficie, scocca, guscio e si sovrappone a qualsiasi cosa perdendo l’identità.  Molte periferie delle nostre città  sono un esempio lampante. 
La bellezza di ogni opera deve invece inondare il mondo, renderlo migliore, illuminarlo.
Dobbiamo adesso rifondare, riqualificare, alterare, ibridare, contaminare, riconfigurare, generare nuove forme intrise di sempre nuovi contenuti.

SHAPES NEED GUTS

Paola Antonelli, curator of the Architecture department at the MoMa of New York, often talks about design saying that ‘it’s not about giving a shape to the shell and not giving a damn about the guts. Good design is a renaissance attitude that combines technology, cognitive science, human need, and beauty to produce something that the world didn’t know it was missing.’  
Offices, works of art, buildings, houses, beds, wardrobes, a chair… they are all made with the aim of qualifying life, designed by its creator to satisfy and fulfill ever-changing existential frameworks and to amaze thanks to the intrinsic ability of simplifying what might seem complicated.

The world’s shape is the perfect, organic expression of an elusive content narrating our and all living creatures’ story. Contrasts, oppositions and clashes liven up that ordinary harmony that rules our cosmos and represent the necessary manifestation of the impetuosity and passion that are so deeply woven in our own existence. Discordance pushes the soul to reach for beauty, never tangible and yet so desirable.

Shape is always a key ingredient: few things could be real and concrete without a representation, an image, something material able to convey a form and a structure. Many designers often forget how important shape is, reducing the organic union between content, function and beauty to an empty and trivial manifestation lacking of ‘the guts’ and just reproducing that same reality that always looks the same. This is how the shape turns into a surface, a shell that will immediately lose its intrinsic identity. Many suburbs of our cities are a clear example. Beauty should be found in every work, in every corner of the world, making it a better place. 

We need to requalify, redefine, change, hybridize, contaminate, reshape, and generate new shapes full of new contents.

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