Bellezza per tutti

Il triste anniversario della pandemia porta quelle immagini da film apocalittico che avremmo preferito vedere solo nei cinema. Inaspettatamente, l’incubo è divenuto realtà e ancora oggi siamo sospesi in una dimensione dominata da compromessi, non da soluzioni.
Protagonisti per carenza di personale, strutture all’avanguardia e per numero di posti letto, sono stati gli ospedali, ma la prospettiva pre pandemia non era altrettanto confortante. L’odore acre del disinfettante, i toni pastello opaco sul verde e azzurro, le finestre che danno su paesaggi di cemento armato, il susseguirsi di porte monocolore in infiniti corridoi: solo con queste poche parole evochiamo tristezza, inospitalità, volontà di fuga.  
Questo sentimento nei confronti degli edifici ospedalieri, tanto condiviso da divenir comune – denota la problematica irrisolta della bellezza e contemporaneità di tali strutture. 
Numerosi studi scientifici hanno dimostrato come la bellezza delle Arti abbia risultati straordinari su malattie degenerative, come alzeheimer o demenza senile, inoltre accelera la degenza e il recupero in seguito ad operazioni. 
Ma non sono sufficienti pennellate sgargianti sulle pareti, è necessario un piano organico e completo. Come annunciato negli anni 70, dalla neo disciplina Psicologia ambientale, l’ambiente dev’essere costruito sull’esigenza degli utenti e non su quelle del progettista. 
La configurazione spaziale sviluppa risposte neuroscientifiche tali da influire su umore e sentimenti. 
Che effetto creerà su un paziente una luce fredda, estraniante rispetto all’utilizzo di una luce calda, verosimilmente solare? Queste domande dovrebbero porsi i progettisti, oltre al conferire funzionalità ai vari spazi. 
Ambienti che trasmettano positività e stupore tramite un’attenta impostazione spaziale, superando la tradizione passatista con configurazioni simili a casellari.
E’ tempo di cambiare, di rompere con una visione obsoleta al fine di considerare gli ospedali come luoghi di guarigione, non per perirvi. 
In particolare a chi necessita di una più lunga degenza in tali strutture, bisogna trasmettere speranza ed energie positive. L’esperienza ospedaliera per quanto dolorosa nei singoli casi, diventa veicolo di emozioni positive, tali da essere rivissute nel ricordo di quel luogo.
Allora aveva ragione Monsignor Giuliano Agresti, caro amico di mio padre ch’era solito dire “Attraverso la bellezza, è possibile generare guarigione”.
Allora sfruttiamola e trasformiamola in meraviglia, in emozioni positive e necessità di vivere, non di sopravvivere, soprattutto nelle strutture ospedaliere.

Beauty for everyone

The sad anniversary of the pandemic brings with him those images of apocalyptic films that we would have preferred to see only in cinemas. Unexpectedly, the nightmare has become reality and even today we are suspended in a dimension dominated by compromises, not solutions.
Hospitals were the protagonists for lack of staff, state-of-the-art facilities and number of beds, but the pre-pandemic perspective was not as comforting. The acrid smell of disinfectant, the opaque blue and green pastel tones , the windows that overlook concrete landscapes, the succession of single-colored doors in endless corridors: only with these few words, we call up sadness, inhospitability, will to escape. 
This feeling towards hospital buildings, so shared that it becomes common – indicates the unresolved problem of beauty and modernity of these structures. 
Copious scientific studies have shown that the beauty of the Arts has extraordinary results on degenerative diseases, such as Alzeheimer or dementia, moreover it accelerates hospitalization and recovery, following operations. 
But showy brushstrokes on the walls are not enough, an organic and complete plan is needed. 
As announced in the 70s, by the new discipline Environmental Psychology, the space must be built on the need of users and not on those of designer. 
Spatial configuration develops neuroscientific responses that affect deeply mood and feelings. 
What effect will a cold, estranged light creates instead of using a warm light, most likely solar? These questions should be asked by the designers, in addition to giving functionality to the various spaces. 
Environments that infuse positivity and amazement through a careful spatial setting, going beyond an outdated tradition with configurations similar to pigeonholes.
It’s time to change, to break with an obsolete vision in order to consider hospitals as places of healing, not of perish.
Especially to those who need a longer stay in such structures, we must instill hope and positive energies. The hospital experience, as painful as it may be in each individual case, becomes a vehicle of positive emotions, such as to be relived in the memory of that place.
Monsignor Giuliano Agresti, dear friend of my father, was right. He used to say “Through beauty, it is possible to generate healing”.
So, let us exploit it and transform it in wonder, in positive emotions and need to live, not to survive, especially in hospital facilities.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Teresa ha detto:

    Buongiorno,mi è piaciuto molto questo articolo.
    Saluti

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