Jalel intervista Simone Micheli

“L’Italia è una Repubblica, democratica, fondata sul lavoro”. Così inizia l’Articolo 1 della Costituzione Italiana scritta dall’Assemblea Costituente dopo che il 2 giugno 1946, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con un referendum i cittadini del nostro paese sancirono la nascita della Repubblica italiana. Per la prima volta votarono anche le donne. La Costituzione entrò in vigore il 1° gennaio 1948. “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti delle Costituzione” continua l’Articolo 1. Il lavoro, quindi, è il fondamento della vita democratica. É un diritto che rende l’uomo cittadino, per questa ragione uno dei compiti dello Stato è garantire a tutti l’accesso al mondo del lavoro e fare in modo che ciascuno trovi in questo almeno una parte della sua realizzazione. Le manifestazioni dell’ultimo periodo causate dal rallentamento dell’economia dovuto al Covid19, durante le quali molte categorie di lavoratori sono scese in piazza, dimostrano la difficoltà che i governi hanno nel garantire un posto di lavoro ai propri cittadini, non soltanto in Italia. Siamo in una fase di profondo cambiamento della società, è importante usare creatività e ingegno per adattarsi ad un mondo che si trasforma sempre più velocemente. Mio padre, l’architetto Simone Micheli, è un esempio dell’impegno che ogni singolo lavoratore può mettere per dare una direzione positiva al cambiamento e contribuire alla realizzazione di una società democratica, efficiente, inclusiva. 

Sono le 9.30 e Simone è seduto alla sua scrivania già da qualche ora. Ha in mano una matita e disegna forme all’apparenza sinuose sull’ultimo di una pila di fogli bianchi. Al lato c’è il pc acceso, aperto sulla casella di posta che si aggiorna sembra quasi al ritmo della musica lounge che c’è in sottofondo.

D: Ciao Papà, che cosa stai facendo?

Sobbalza, non si aspettava entrassi nel suo studio. Mi sorride e i suoi occhi brillano. 

R: Sto immaginando un nuovo hotel. Progetto le suite, vorrei che fossero in grado di stupire gli ospiti, di accoglierli e farli sentire bene come a casa ma in un modo del tutto nuovo. Non è facile, sai Jalel, la vita di tutti è cambiata molto con il Covid19, te ne sarei reso conto anche tu. Desidero regalare pillole di bellezza e felicità e contemporaneamente soddisfare appieno le esigenze dei viaggiatori, di chi sceglie di diventare parte delle mie opere.

Come fai a sapere di che cosa le persone hanno bisogno?

R: Faccio l’architetto da tanti anni. Viaggio spesso, ascolto molto e non ho smesso neanche per un attimo di studiare e aggiornarmi. Immaginare realtà diverse, mondi sconosciuti e regalare loro una forma vera, di cui tutti possiamo fare esperienza, è sempre stato il mio sogno, fin da bambino. Il fatto di esserci riuscito, di aver trasformato la mia passione più grande nel mio lavoro, non mi ha fatto fermare, anzi mi ha spinto a ricercare, crescere, voler imparare sempre di più. Grato della possibilità che ho avuto. 

D: Com’è la tua giornata tipo?

Papà scoppia in una risata mentre mi guarda.

R: Non ho una vera e proprio giornata tipo ma tanti impegni diversi che rendono la mia vita emozionante. Mi sveglio sempre presto, questo sì, mai dopo le 6.30. Con Roberta, mia moglie, che lavora con me, faccio il punto della giornata e ci programmiamo le cose da fare. Vado nel mio studio – di solito qui a Firenze ma molto spesso anche a Milano -, leggo le email ed i giornali. Poi iniziano ad arrivare i ragazzi e le ragazze che lavorano per me, ci confrontiamo, parliamo dei progetti su cui stiamo lavorando. E subito dopo, dalle 9.30 in poi, iniziano i meeting e le riunioni. Nei ritagli di tempo disegno, progetto, immagino che forma avranno le mie prossime opere. La sera prima di rientrare a casa leggo. Non è sempre così però, molto spesso sono in viaggio per incontrare nuovi clienti, per tenere le conference a cui mi invitano, in cantiere per controllare i progetti, nelle aziende per dare un’occhiata alla produzione. Una vita dinamica, insomma, ma che mi piace molto.

D: E nei weekend stai con noi, con me Cesar e la mamma! È stato difficile coniugare la tua vita lavorativa intensa con la famiglia?

R: No perché sono due cose che amo molto e che sono stato bravo a far comunicare bene tra loro. La comunicazione è importante, te lo dico sempre. È una caratterista che contraddistingue l’essere umano e anche nel mondo del lavoro è fondamentale.

D: Che cosa intendi?

R: Intendo che è importante parlare con i propri dipendenti, capire quali sono le loro esigenze. Se sono soddisfatti del lavoro che portano avanti. Io sono molto soddisfatto degli studi di architettura e design che ho fondato, dei teamwork a cui ho dato vita. E chi lavora con me è l’elemento centrale, mi pegno affinché anche per loro il lavoro possa essere una fonde di realizzazione e benessere, dovrebbe essere così per tutti.

D: Che cosa ne pensi della citazione di Giovanni Paolo II “il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro”?

R: Sono pienamente d’accordo. È per questo che ti dico sempre che è importante impegnarsi in ciò che scegli di fare. Non sono io a dirti che cosa, la decisione è tua, ma devi essere consapevole che anche se non te ne rendi conto hai una grande matita in mano e stai disegnando la tua strada. Se non la costruisci bene rischi di non arrivare al traguardo o di non raggiungere la meta che ti eri immaginato. Il lavoro è per l’uomo un modo per sentirsi realizzato, bene con se stesso e gli altri. 

“Simone, Simone, rispondi al telefono” si sente gridare dal fondo del corridoio “ avevi l’intervista radio alle 10.30 te ne sei dimenticato? Ti stanno aspettando”. Dall’espressione di sorpresa sul volto di mio padre capisco che sì, aveva completamente rimosso l’intervista. Ma non si perde affatto d’animo, fa un respiro profondo e con la sua voce piena di energia risponde al telefono. “Buongiorno a tutti, il nostro ospite di oggi è l’architetto Simone Micheli…” sento dall’altra parte dello smartphone. 

Jalel Micheli

Jalel interviews Simone Micheli

“Italy is a democratic Republic, founded on labor. This is the beginning of Article 1 of the Italian Constitution, written by the Constituent Assembly after the citizens of our country voted in a referendum on 2 June 1946, at the end of the Second World War, to establish the Italian Republic. For the first time, women also voted. The Constitution came into force on 1 January 1948. “Sovereignty belongs to the people, who exercise it in the forms and within the limits of the Constitution,’ Article 1 continues. Work, therefore, is the foundation of democratic life. It is a right that makes man a citizen, which is why one of the tasks of the state is to guarantee access to the world of work for all and to ensure that everyone finds in it at least part of their fulfilment. The demonstrations of the last period caused by the economic slowdown due to Covid19, during which many categories of workers took to the streets, show the difficulty that governments have in guaranteeing a job to their citizens, not only in Italy. We are in a phase of profound change in society, and it is important to use creativity and ingenuity to adapt to a world that is changing faster and faster. My father, architect Simone Micheli, is an example of the commitment that every single worker can put into giving a positive direction to change and contributing to the realization of a democratic, efficient, inclusive society. 

It is 9.30 a.m. and Simone has been sitting at his desk for a few hours already. He is holding a pencil and drawing seemingly sinuous shapes on the last of white sheets of paper. Beside him is his computer, open to the inbox, which is updating to the rhythm of the lounge music in the background.

Q: Hi Dad, what are you doing?

He jumps, not expecting me to enter his study. He smiles at me and his eyes sparkle. 

A: I am imagining a new hotel. I am designing the suites, I would like them to be able to amaze the guests, to welcome them and make them feel at home but in a completely new way. It’s not easy, you know Jalel, everyone’s life has changed a lot with Covid19, you would have realized that too. I want to give pills of beauty and happiness and at the same time fully satisfy the needs of travelers, of those who choose to become part of my work.

Q: How do you know what people need?

A: I have been an architect for many years. I travel a lot, I listen a lot and I haven’t stopped studying and keeping up to date for a moment. Imagining different realities, unknown worlds and giving them a true form, which we can all experience, has always been my dream, ever since I was a child. The fact that I have succeeded, that I have transformed my greatest passion into my work, has not made me stop, but rather has pushed me to research, grow, and always want to learn more. I am grateful for the opportunity I had. 

Q: What is your typical day like?

Dad bursts into laughter as he looks at me.

A: I don’t really have a typical day, but many different commitments that make my life exciting. I always wake up early, but never after 6.30am. With Roberta, my wife, who works with me, I take stock of the day and we plan the things to do. I go to my studio – usually here in Florence but very often also in Milan – and read my e-mails and newspapers. Then the guys and girls who work for me start to arrive, we talk to each other, we talk about the projects we are working on. And immediately afterwards, from 9.30 onwards, the meetings start. In the spare time I draw, I plan, I imagine what form my next works will take. In the evening, before going home, I read. It’s not always like that though, I’m often travelling to meet new clients, to hold the conferences I’m invited to, on site to check on projects, in companies to take a look at production. It’s a dynamic life, but one that I really enjoy.

Q: And on weekends you stay with us, with me Cesar and mum! Was it difficult to combine your busy work life with your family?

A: No, because they are two things that I love very much and that I have been good at making them communicate well with each other. Communication is important, I always tell you that. It’s a human characteristic and in the world of work it is also fundamental.

Q: What do you mean?

A: I mean that it is important to talk to your employees, to understand what their needs are. If they are satisfied with the work they do. I am very satisfied with the architecture and design studios I have founded, with the teamwork I have created. And the people who work with me are the central element, I work hard to make sure that their work can also be a fusion of fulfilment and well-being, it should be like that for everyone.

Q: What do you think of Giovanni Paolo II ‘s quote “work is for man and not man for work”?

A: I fully agree. That is why I always tell you that it is important to commit yourself to what you choose to do. I don’t tell you what to do, it’s your decision, but you must be aware that even if you don’t realize it, you have a big pencil in your hand and you are drawing your own path. If you don’t build it well, you risk not reaching the finish line or the goal you had imagined. Work is a way for man to feel fulfilled, well with himself and others. 

“Simone, Simone, answer the phone,” he is heard shouting from the end of the corridor, “you had a radio interview at 10:30, did you forget? They are waiting for you. From the look of surprise on my father’s face I understand that yes, he had completely forgotten the interview. But he doesn’t lose heart at all, he takes a deep breath and with his voice full of energy answers the phone. “‘Good morning everyone, our guest today is architect Simone Micheli…’ I hear from the other side of the smartphone. 

Jalel Micheli

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