In equilibrio

simoneblog

 

Sono oltre 7000 anni che il genere umano conosce ed usa questa parola.
Equilibrio in politica, in natura, in chimica e perché no anche equilibrio in architettura.
Si può trovare equilibrio nell’eccesso?
Madre Natura dice che non possiamo aspirare a tanto: per salvaguardare le generazioni future ognuno di noi dovrebbe avere ciò che è necessario, l’eccesso rosicchia spazio tempo e vita all’armonia del nostro pianeta infettandolo e trasformandolo in maniera irreversibile. Ho paura di tutto questo, ho paura delle conseguenze del progresso e nel mio fare tengo in grande considerazione l’impatto dei miei progetti sul territorio dove si vanno ad insediare. Domande che si insinuano nella nostra quotidianità e ci costringono a fare ordine tra i nostri pensieri. Cerco dunque l’equilibrio anche nella mia testa, immagino grandi creazioni e subito dopo mi sento terribilmente lontano dalla perfezione che ci mostra ogni giorno la natura.
Durante una passeggiata in bicicletta a Viareggio, mentre la velocità rendeva vibranti i contorni degli alberi che aspettavano immobili il mio passaggio pensavo alle indicazioni del sommo maestro Vitruvio secondo cui Utilitas, Firmitas e Venustas sono regole che devono essere peseguite in assoluto equilibrio. Ci provo ogni volta, con l’umiltà di chi sa di essere solo un piccolo pezzo di questa storia ma anche con l’ardore e la grinta di chi persegue ed applica tali indicazioni anche alla sua vita quotidiana. Costruire e Vivere in equilibrio…un po’ come quando togli le mani dal manubrio e riesci comunque a non cadere.
Photo: Simone Micheli in bici in pineta a viareggio

Creare è dare forma al proprio destino

The Creation of Adam hand

 

Parto da questa bellissima affermazione di Albert Camus per sviscerare le mie riflessioni di oggi. Ogni giorno abbiamo la grande occasione di creare, di intrecciare relazioni, di fare del bene o del male, di progettare cambiamenti o di modificare con una scelta l’andamento della nostra vita. Credere, crederci, avere la consapevolezza di essere padroni di ogni nostro singolo istante, può darci la forza di guardare ai problemi come delle sfide, di alzare l’asticella del nostro ostacolo un po’ più in alto mettendoci alla prova e dandoci quell’adrenalina necessaria ad avere la forza, il coraggio e l’entusiasmo di buttarci in una nuova avventura. Io sono un ottimista, ma non lo sono per natura. Lo sono diventato circondandomi di amore: amore per il mio lavoro, amore per la mia famiglia, amore per la bellezza di questo pazzo mondo che ci ospita. Penso che credere ardentemente in qualcosa sia uno scudo di cui ogni uomo si debba armare, soprattutto in un momento storico così complesso e delicato. C’è chi crede in un Dio, in un’entità a cui dar conto in futuro, c’è chi  crede negli occhi dei propri figli. Io credo di vedere negli occhi dei miei figli il dono che Dio mi ha voluto fare e da loro prendo la forza necessaria per combattere con pazienza e determinazione le mie sfide quotidiane. E’ vero creare significa in qualche modo dominare il tempo, segnarlo in maniera indelebile, urlare al mondo che noi ci siamo, che siamo vivi e che lo saremo anche quando non ci saremo più. Credere di poterlo fare dipende però solo da noi: pronti a raccogliere la sfida?

Decadente bellezza

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Ho visto tanti posti nel mondo. Alcuni molto simili, altri completamente dissonanti tra loro. Ma passare da Singapore a Trapani in poco meno di 24 ore è un iter che non avevo ancora esperito, paragonabile quasi ad uno shock termico repentino. Massima urbanizzazione VS natura illibata! E come sempre rimango incantato dal colore. Colore naturale ovunque, decine di tonalità diverse in un battito di ciglia. Perfetto per ristorarsi un po’, emanciparsi da un orologio che corre troppo in fretta e scandisce ogni attimo delle nostre vite affaccendate.

La Sicilia è grande, ma la sensazione di essere su di un’isola non ti abbandona mai. Forse tutto il mare che la circonda contribuisce a darle sempre quel sentore di freschezza e magia ipnotiche, più che mai fonte d’ispirazione per me. Io che sono sempre proiettato verso realtà inedite, altre, estreme… in questi scenari mi rendo conto di quanto possa essere perfettamente sbalorditivo e straordinario anche un luogo antico di millenni, che ha conservato intatta tutta la sua bellezza ancestrale. Eppure l’arte siciliana dell’antichità si contraddistingue altresì per realizzazioni architettoniche di grandi dimensioni che caratterizzavano la città la cui scala urbanistica destava la meraviglia nel Mondo Antico, forte anche di commistioni coraggiose tra le nuove spazialità architettoniche latine provenienti dal Centro-Italia/Nord Europa e il prezioso decorativismo magrebino.

Anche la Sicilia avrebbe bisogno di una generosa ri-valorizzazione delle proprie risorse, spesso infatti nessun tentativo è intervenuto a ripristinare o mettere in salvo numerosissimi palazzi barocchi. Tenendo sempre presente però che, dopo il famoso terremoto, l’onere di dover ricostruire una struttura danneggiata fu un enorme ostacolo per architetti siciliani: difficile far coincidere i propri progetti con lo stato dei luoghi e dei manufatti (o quanto ne rimaneva)!

Ma lo stupore è anche questo, è questa immensa varietà di stili, di modi di vivere e di pensare. E’ un misto di bellezza e decadenza che mai lascia indifferenti.

Volare alto a Singapore

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La parte più entusiasmante di un viaggio arriva quasi sempre nel momento in cui si hanno abbastanza elementi per confrontare la realtà appena esperita con la propria realtà. Singapore è più che sorprendente da questo punto di vista, rapisce lo sguardo, indipendentemente da quello che poi elabora il cervello: che sia critica o elogio questa fortunata piazza finanziaria riesce sempre a far parlare di se, facendo della propria unicità una carta vincente. Il trucco sta nell’accettare il suo linguaggio urbanistico asiatico che, data l’esiguità del territorio a disposizione, non poteva che svilupparsi verticalmente. Singapore costringe tutti a tenere la testa in alto e gli occhi verso il cielo, così da poter vedere anche quel poco azzurro rimasto scoperto e libero dai grattacieli. La cosa inattesa però è notare come tutte queste mega costruzioni non vadano ad intaccare gli spazi verdi: alberi e fiori sono tantissimi, ben curati e messi in armonia con l’ambiente circostante. Forse è proprio questa natura a mitigare la sensazione di iniziale claustrofobia artificiale che questa città può provocare.

Singapore fa pensare al futuro, ed è stato facile per i costruttori attendere al cosmopolita. Infatti se l’Europa è architettonicamente bellissima e colma di memoria storica, è al contempo talmente forgiata da un passato vittorioso e fastoso che difficilmente si è lasciata sedurre dal nuovo, dallo stravolgente, dal futuristico. Singapore, al contrario, è stata costruita da zero ed ha mantenuto negli anni quella mano di vernice fresca che incentiva a proiettarsi avanti e raramente si attracca al passato. E’ questo spirito che mi entusiasma della città!  Ma non potrei mai fare a meno di vedere, stimare e apprendere dai capolavori del passato: grandi artisti come Brunelleschi e Vasari hanno contribuito a rendere anche la mia Firenze mozzafiato!

Bisognerebbe solo importare la giusta dose di intraprendenza, libertà e coraggio qui in Europa. Bisognerebbe svuotare la mente liberandosi da vincoli progettuali vecchi e scarni  e volare più in alto dei grattacieli!

Castelli di sabbia!

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Finalmente un po’ di sole e finalmente reduce da una giornata al mare con i bambini e Roberta. Sono cresciuto al mare e ritornarci per me è un po’ come tornare a casa: quei colori così familiari, il profumo della salsedine, la sabbia bollente, il rumore delle onde infrante.

Il caos cittadino quotidiano annebbia sempre un po’ i pensieri, li incupisce. Il mare no. Il mare bagna la costa e lava anche un po’ i pensieri, alleggerendoli. In fondo l’uomo è stato in grado di attraversare gli oceani ed affrontare violentissime tempeste pur essendo completamente in mano alla forza della natura per eccellenza: l’acqua. Si è misurato con enormi distese di acqua del tutto prive di qualsiasi vincolo umanamente artificiale. Forse è proprio per questo che riesco a prendere una pausa dal mio alter ego progettuale: la vista del mare è l’unico “foglio vuoto” che basta a se stesso, che non ha bisogno di sovrastrutture o guarnizioni per esser sublime; la mia mente avvezza a progettare, definire e ridefinire può semplicemente godersi il meraviglioso panorama per lo spazio di qualche ora.

E poi, quasi per contrasto, guardo i miei figli giocare con la sabbia e mi intenerisco con i loro semplici tentativi di costruzione e distruzione; il loro fare visibilmente istintivo porta a riflettere su quanto l’uomo sia atavicamente propenso all’atto creativo. Sicuramente in alcuni individui quest’attitudine diventa addirittura vitale prima che pratica quotidiana, tanto da non riuscire mai ad astrarsi completamente dal proprio universo di pilastri e fondamenta. Quindi, terminato il “ristoro marittimo”, eccomi già pienamente proiettato nel mio imminente viaggio di lavoro tra Singapore e Giacarta che offrirà altri mille spunti alla mia sete di creazione.

Il mare dovrà aspettare per un po’!

Non chiamatela “INAUGURAZIONE”!

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Con la cerimonia di apertura di Tondo Design Restaurant a Milano ho aggiunto una nuova emozione al mio pieno ed assetato bagaglio immaginario.
Gli ospiti hanno potuto gradire l’antipasto e la cena come personaggi di “Alice nel paese delle meraviglie”, tra i due giganti pilastri rossi che a tratti sembravano fluttuare decisi e le enormi libellule librate nell’aria come fossero attirate anch’esse dai deliziosi cibi che lo chef di Tondo è in grado di offrire. Il tutto silenziosamente sprigionato (ossimoro tutt’altro che azzardato) in un gioco di luce filo-teatrale che toglie e concede al momento giusto. Per un attimo ho avuto l’impressione che tutto potesse animarsi da un momento all’altro, in un impeto improvviso di estrema fluidità e stravaganza. Era dilettevole osservare come il gioco di contrasti continuasse a permeare la sala grazie alla sfilza di paraventi che diaframmavano, senza isolare, chi aveva scelto di vivere il Tondo: nella loro semplicità formale incuriosivano i tavoli e l’esperienza di comunione si è trasformata da obiettivo in presupposto di un nuovo modo d’intendere gli spazi comuni, slegati dalle obsolete logiche di chiusura e autoreferenzialità degli ambienti di architetture ancora saldamente legate al passato.
Il Tondo è come un piccolo e giovane social network in grado di mettere in correlazione ogni oggetto, ogni individuo, nel perfetto equilibrio in cui il pubblico può essere esibito e il privato soggiorna avallato.
Tutto quel colore, dosato in un’armonia “sovrumana” e spaziale, ha fatto guarire persino i miei acciacchi post- influenzali e sono riuscito a godermi la bellezza della serata con l’onore di sentirmi, ancora una volta, quasi cliente di me stesso.
 
Location: Tondo Design Restaurant – presso B4 Boscolo Hotel
Via Stephenson, 55 | 20157 Milano 
 
Qui il link dell’intervista rilasciata presso il Tondo Design Restaurant: