Ascoltando il tempo che cambia

Il tempo passa ma il mio obiettivo e il centro di ogni mio progetto resta l’uomo, nell’organicità del suo vivere.
A Eire presenterò masterplan e progetti di architettura, che valorizzano il “principio uomo”, non c’è nient’altro che guidi la mia mente e la mia mano. Fuori da ogni compromesso con la speculazione, sono invece pragmaticità, istinto e materia vibrante i canoni del fare che propongo.
Con la riduzione degli spazi, dei tempi, le velocizzazioni interrelazionali, il cambiamento, sempre più repentino e senza resto, dei costumi e dei quadri esigenziali, si addensano problemi e nuove e possibili risposte per gli spazi che verranno.
Ovviare a tutto questo con un occhio sempre attento a ciò che le nuove soluzioni tecnologiche possono offrirci per la generazione di intelligenti risposte non è sempre semplice, cito un luogo comune amaramente presente, quando rilevo che la tecnologia è fredda, sorda ai bisogni umani, tale refrattarietà ai sensi va plasmata, alterata, umanizzata.
Le forme dovranno essere sempre più semplici, la funzionalità al primo posto, gli spazi, oggi preziosi, dovranno essere usati sempre con maggiore sapienza per definire nuovi scenari etici.
Gli spazi dovranno divenire sempre +  “super-iconici” ibridati, concettuali, decostruiti, fluidi, per seguire i nuovi flussi vitali connessi ad una globale sostenibilità di campo. Il tradizionale appuntamento di EIRE favorirà un momento di confronto, dibattito e scambio connesso a queste tematiche.
Vi aspetto, Simone

FIERA EIRE – expo real estate 2012  5-7 Giugno 2012
Pad. 1-3
Fieramilano-Rho

MOSTRA
“when the architecture flies”
simone micheli architect
Pad 1. stand H11-H15 | K12-K16

“eire smart taste”
design by simone micheli per Ge.Fi
Pad 1. stand T04

A conference with Simone Micheli

Simone Micheli interverrà alla conferenza organizzata da EXPO VENICE dal titolo

TURISMO, HOTEL E REAL ESTATE: ROMPERE GLI SCHEMI 
PER ATTRARRE INVESTITORI NAZIONALI E INTERNAZIONALI
Progettare, sviluppare, riqualificare, finanziare, gestire l’industria del turismo

Mercoledì 30 maggio 2012, ore 14:00 
Venezia, Università Ca’ Foscari, San Giobbe, sede del dipartimento di Economia, Aula 7G

PROGRAMMA
Ore 14:00  - Registrazione visitatori
Ore 14:30 - Inizio del lavori
L’HOTEL COME OPERA - Simone Micheli | Architetto

Ingresso gratuito. E’ richiesta la preregistrazione compilando il modulo in allegato e inviandolo a conference@tre-expo.com o al fax 041 533.4760
Info: t. +39 041 533.4850

Il sentiero veronese

 

“Tra i ricordi dell’inizio della mia attività di creatore, compiendo un balzo da pantera negli sconfinati spazi della memoria, assume un ruolo significativo il mio rapporto con la città di Verona, e in particolare con la manifestazione fieristica Abitare il Tempo: «[…] mi ha tenuto a battesimo nel 1990. Mi ricordo che l’anno prima mi trovavo alla conferenza stampa di questa rassegna fieristica a Milano. Alla conclusione feci un intervento teso al sostegno di quella che io ritenevo essere una delle più interessanti rassegne sperimentali italiane. Terminata la conferenza stampa mi fermai al cocktail e conobbi Carlo Amadori. A quest’uomo, che progressivamente è divenuto un caro amico, chiesi se ci poteva essere spazio, in quella rassegna, per un giovane come me, desideroso di creare e di presentare il suo credo emotivo e di contenuto al mondo. Lui mi rispose […] che c’era spazio per grandi entusiasmi e quindi anche per me! […]
Lustro dopo lustro, le mostre che ho curato si sono susseguite senza soluzione di continuità nella città veronese ed in giro per il mondo.
I rapporti con Verona e con Amadori sono divenuti, peraltro, sempre più sinergici.[…]
Il mio rapporto con Verona si riempie di sorriso, di pensieri felici e di magica condivisione d’intenti connessa alla dimensione della creazione quando penso al tempo consumato con il mio storico amico Maurizio Marcato e con la moglie Elisabetta (troppo poco per quanto avrei voluto o vorrei). Con Maurizio, abile interprete delle mie architetture,carismatico orso dagli occhi pieni d’entusiasmo, sempre pronto ad emozionarsi,a capire, ad indagare, a scoprire, ho condiviso e sto condividendo delle storie di visione che ci rendono eterni fratelli. Possiamo non vederci o sentirci per mesi, ma quando ci incontriamo è come se non ci fossimo mai persi di vista. Il mio rapporto con Verona, per tutto questo, ma non solo, non può che definirsi pieno
di bellezza, armonia, innamoramento[…]”.
Non è solo carriera, non è solo professione, ma sono colline che, dolci, abbracciano un fiume, che scorre  tra storie e magnifici ponti. Ricordo come fosse ora l’immagine di Castelvecchio la sera, l’aria lieve, un salice che si china, quasi a riposare le lunghe fronde, sulle acque sospiranti e placide, dove luci riflesse, accompagnano lo sguardo alle imponenti mura del castello. Il sentiero veronese e quei tempi sono passati, ma hanno lasciato emozioni che si legano alle persone conosciute, rendendole per sempre parte di me.

Testo citato estratto da “Simone Micheli from the future to the past”.
Immagine: Abitare il tempo Fiera di Verona 1999 Croci Giubileo design Simone Micheli
Foto: Maurizio Marcato

Lavorare per frammenti d’ozio

L’ozio è il padre di tutti i vizi, il tempo è denaro, ma col denaro non ci garantiamo una cura del sé che altro non è, se non otium nel suo reale significato?
L’asservimento a concetti come: utilità, tempo come denaro, criteri di redditività e potere, privano questa meravigliosa attività del suo aspetto di ricerca fisica, intellettuale e spirituale, togliendo al contempo qualità al vivere dell’uomo. Il profitto fine a se stesso imprigiona e vincola il vivere in meccanismi che lo sclerotizzano.
Una serie continua di messaggi negativi priva costantemente l’essere umano del tempo per ricrearsi. Inconsapevolmente siamo, cassa di risonanza per significati che, cinici e dimentichi delle priorità umane, relegano concetti come ozio, cura  e spirito al regno del vizio, dello spreco, dileggiandoli, come se tali attributi fossero loro impliciti.
Per questo la logica di luoghi ricreativi dove curare corpo e sensi, riattivando il contatto con noi stessi e gli elementi che ci circondano, non dovrebbe essere visto come mera banalità, ma come crescita anche spirituale.
Un respiro per prendere le distanze da realtà convulse, un ricordo di ciò che era, una ricerca per dare realmente senso all’uomo.
Una contemplazione che sia sinestesia sensoriale e culturale ibridazione di oriente e occidente, di tempo antico che divenga futuro che ricorda.
I miei progetti, non sono pausa, ma luoghi per nuove storie, che permettano di uscire e rientrare nel mondo rallentandolo e migliorandolo al contempo, il minimo sforzo per il massimo risultato. Si  riaffaccia il “less is more”. D’altronde la forma che culla i sensi, è madre di contenuti futuri che compartecipano a ricreare l’uomo, astraendolo dal “tram tram” che lo inaridisce, lasciandolo in balia di ciò che il “lavoro utile” ha creato, un semplice non senso. I pensieri abbisognano anche di luoghi in cui germogliare, cercarli e assaporarli non è vizio e banalità, ma è un momento che può divenire realmente proprio.
Darsi ad uno stoicismo distorto che, demagogicamente, ci sprona a spenderci, in termini lavorativi senza lasciare del tempo che sia per noi – un tempo che solo in quel momento diviene ricchezza – è una pratica che non sempre nobilita l’uomo.

Foto: Spa Budapest, design Simone Micheli 2006

L’insostenibile leggerezza del sogno

Col senno di poi, dicono, è sempre facile parlare. Qualche “post” fa, vi raccontai di come seguii il mio sogno, senza parlare del suo costo in termini fisici, emotivi e psicologici. Alle volte i sogni costano molto, spesso restano irraggiungibili, irrisolti e si vive con quel “se” che accompagna melanconicamente le nostre ore. La realtà, penso, è che ognuno di noi ha lottato, per quel che poteva, allora i se, i ma, le domande, non hanno ragione d’essere, ci si è spesi e questo basta. Per i sogni non c’è un quanto, esiste soltanto un’umanità non soggetta a misure.
All’inizio della mia carriera ho dovuto lottare, subendo rifiuti e cercando una via per il mio lavoro:

“[…]partivo con i disegni sotto il braccio e andavo a mostrarli per far sì che divenissero prodotti. Bene, tutte le volte tornavo a casa senza risultato!  I giorni passavano, le settimane passavano ma la storia era sempre la stessa! I miei genitori sono stati veramente forti ed io con loro! Ad ogni mio ritorno dagli estenuanti viaggi la mia frustrazione si trasformava sempre in nuova emozione per proseguire, grazie alle meravigliose parole d’affetto e di sostegno dei miei due consiglieri».
«Loro mi ripetevano spesso: “Non ti abbattere, non ti scoraggiare, sei bravo, sei pieno di entusiasmo, sei tenace, hai una grande storia da raccontare che nasce dal tuo cuore. Sembra che niente si muova intorno a te, ma vedrai che prima o dopo le strade si apriranno, si moltiplicheranno ed i tuoi sogni diverranno realtà. Non mollare! Ce la puoi fare!”. Riflettendo, durante i lunghi viaggi, nei quali mi spostavo trasversalmente dal sud al nord d’Italia, mi venne un’illuminazione! Capii perché nessuna azienda sceglieva le mie creazioni. Questo accadeva costantemente perché mi trovavo sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato; perché con i miei progetti, una volta rubinetti, un’altra poltrone, sedie, tavoli etc., andavo a formulare risposte a domande inesistenti. Gli industriali che incontravo sul mio cammino avevano i loro consolidati canali di riferimento progettuale, i loro canoni di riferimento stilistico e metodologico, i loro piani logistici e temporali impostati per l’ottenimento di risultati imprenditoriali. Quante probabilità potevo avere d’incontrare, nel mio continuo peregrinare, un industriale che avesse in quel momento bisogno di una «mano» come la mia, di un prodotto come il mio? Poche se non nessuna! Allora pensai che se avessi presentato la mia dimensione progettuale, attraverso mostre in giro per il mondo e avessi lavorato sulla comunicazione del mio credo linguistico e contenutistico forse qualcuno avrebbe, prima o dopo, posato lo sguardo su una delle creature cha avevo disegnato o realizzato in forma di prototipo e, riconoscendosi in ciò che vedeva, mi avrebbe chiamato. E così ho fatto ed eccomi qua!”.

Immagino però che se, in un periodo dove la crisi non aveva ancora addentato la fragile giugulare dell’economia globale, è stato arduo rialzarsi dopo ogni “colpo” inferto, ora, inseguire e trovare un sogno che ci sostenga nel mentre combattiamo per esso, in un mondo così refrattario alla speranza, sia qualcosa di incredibile, ma proprio per questo più vicino al campo semantico proprio del sogno. Allora provate senza rimpianti, nella vita, nel lavoro, nell’amore, negli affetti e, in ogni caso, retorico ma vero, il risultato non conta.
Il risultato è misura, provate a misurare l’ampiezza di un sogno, se ci riuscite chiamatemi.

Buon martedì!

Brano estratto dal volume “Simone Micheli from the future to the past”

Foto: Particolare di “Sense is Simple the spa” by Simone Micheli

Appunti di viaggio: una via sostenibile

Come promesso, se avrete la pazienza di leggermi, eccovi una risposta, non priva di risvolti critici, immancabili trattandosi di un tema così spinoso:
E’ necessario guardare le cose sotto una diversa prospettiva, con la coscienza dello stato di salute del nostro deflagrato mondo e di dove si sta dirigendo il suo percorso involutivo. E’ necessario alterare i modi di approccio allo sviluppo e alla crescita, con l’obiettivo di ridurre il malevolo impatto che le economiche attività di trasformazione della materia in cose tangibili e non, provocano sull’ambiente, indolentemente antropizzato.
E’ indispensabile superare gli stereotipati modelli di crescita che iterano e impongono un processo che, alla sguardo contemporaneo, risulta essere palesemente cancerogeno, per favorire, invece, la nascita di altri modelli profondamente legati a concetti come istruzione, etica, valori, cultura. Definire pensieri ed azioni unicamente connessi a modelli consumistici e filo materialistici, come possiamo notare ogni giorno, non rappresenta certamente una risposta possibile. L’incremento smisurato dei livelli di consumo delle crescenti popolazioni emergenti, non potranno che provocare macro conseguenze dense di negatività, che saranno vissute con altrettanta negatività dai nostri eredi, se non saranno seguite con metodo.
Da ieri il mondo è radicalmente cambiato, oggi sta continuando a mutare!
Tanti non se ne sono ancora accorti, altri fanno finta di non accorgersene, altri ancora non hanno capito, altri continuano ciecamente a perseguire scopi personali senza comprendere che lo svantaggio sarà anche loro. Pochi immaginano altri tipi di approccio alla vita sul pianeta, in netta contrapposizione con un mercato che impone di percorrere binari oramai inaccettabili e autodistruttivi.
Le scelte qualitative della razza dominante del nostro mondo, non si possono certo definire illuminate e piene di positività, rivelano forte miopia, inconsistente attenzione alla sostenibilità, inesistenti riflessioni di campo legate alle future generazioni, rivelano indolenza, incapacità, animalità, l’opposto della tanto paventata intelligenza “umana”. I risultati dei cosiddetti paesi evoluti, proprio in relazione a modelli di crescita non sostenibili, sono: accumulazione del debito pubblico, sempre crescente, rilevanti impegni di spesa diversi dal debito, erosione delle naturali risorse, anomala ed impropria trasformazione della materia, indebolimento della vita e della sua qualità.
Cosa stiamo facendo per salvaguardare l’ambiente, la cultura, per vivificare l’istruzione per valorizzare i valori reali che circondano il nostro vissuto temporale, storico, presente e futuro? Poco o nulla. Invece, dovremmo considerarli come fondamentali al fine di produrre la crescita di mirati costrutti intellettuali e pratici, capaci di definire scelte individuali e collettive legate ad un verde domani.
Continuando, indolentemente ad ossificare queste dimensioni contenutistiche verrà progressivamente a mancare un corretto spirito democratico per la determinazione di processi politici ed economici assolutamente necessari per originare risparmio energetico, un attento utilizzo delle risorse materiali ed immateriali, una sostanziale riduzione delle emissioni di anidride carbonica, una parsimoniosa gestione-consumo del patrimonio idrico.
Solo attraverso un duro e tenace lavoro intorno alla dimensione dell’educazione, una pedagogia del gesto che porti alla normalità del concetto, dalla pratica alla teoria, dall’oggetto al concetto, sarà possibile, partendo dalle radici, far sorgere una collettiva coscienza appartenente al mondo della sostenibilità reale. Attraverso la pedagogia del gesto, che diviene forma intellettuale, si plasmerà una coscienza reale dei valori, sarà possibile alterare maldestri stili di vita legati all’anti-sostenibilità. Congiuntamente a queste riflessioni sul senso dell’educazione e dei valori, serviranno sempre più estesi accordi politici internazionali, connessi a peculiari quadri globali di analisi scientifico-economico-sociali, che facciano virare il mercato verso criteri di qualità, sicurezza, che estromettano chi non li rispetta, facendo sì che privato e pubblico remino assieme verso la sostenibilità.
Chiari, seri e rigorosi quadri normativi, insieme ad una corretta programmazione temporale di sviluppo, potranno favorire la costruzione di sistemi sempre più efficienti dal punto di vista energetico, senza esagerate dispersioni economiche.
Resta che l’abusata parola “sostenibilità” – con la quale ci si riempie la bocca dimenticandosi totalmente del suo senso reale – dovrebbe essere considerata, da che mondo è mondo, come un assioma indispensabile, come un normale stato di grazia, legato alla volontà di fare bene per l’oggi e per il domani, rappresenta l’unica nodalità significante attraverso la quale raggiungere obiettivi di progresso a medio e lungo termine.
I modelli di crescita dovranno variare, i rapporti di valore dovranno alterare i propri tratti, i comportamenti degli umani dovranno divenire più coerenti rispetto ai modelli, non dovranno essere scollegati da essi, ma in profonda osmosi.
Dovremo, per questo, smettere di pontificare e lasciare campo globale alle azioni, ai gesti concreti, augurandoci che diventino virali e contaminino di verità ogni angolo della nostra terra per aiutarla a vivere ancora.
Auguro a noi e soprattutto ai nostri figli, un futuro dove la parola sostenibilità non esista, perché assimilata ad uno stato di cose che la perpetui come normalità, senza bisogno di citarla, senza bisogno di pensarci, perché essa venga come gesto naturale.
Bere l’acqua da una fonte. Simone